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Capitolo 29 di 29

Appendice: come Chruščëv difese il «nostro Fidel»

Appendice 1. Come Chruščëv difese il «nostro Fidel»

Il racconto del maggiore in congedo Anatolij Anikeev

Si prevedeva di inviare a Cuba un gruppo di militari, che avrebbe dovuto essere concentrato attorno a cinque unità di missili nucleari; tre di esse erano equipaggiate con missili R-121 (24 missili) e due con missili R-142 (16 missili). In tutto, 40 missili balistici.

Oltre ai missili, in questo gruppo erano comprese quattro unità motorizzate, due battaglioni corazzati, uno squadrone di caccia MIG-21, quarantadue bombardieri leggeri IL-28, due unità di missili da crociera, diverse batterie di cannoni antiaerei e 12 unità di missili SA-2 (con 144 rampe di lancio). Ogni unità motorizzata era composta da 2500 uomini, mentre i due battaglioni corazzati erano equipaggiati con i più moderni carri armati sovietici T-55. Una struttura del genere era una novità nell’esercito sovietico, dove mai prima di allora erano stati inclusi missili balistici in un gruppo d’armata.

Nel programma delineato da Malinovskij il 10 giugno, i mezzi nucleari non erano limitati ai missili a medio e intermedio raggio. Anche due unità di missili da crociera («missili da crociera di prima linea» - FKR) erano dotate di testate nucleari. Il Ministero della Difesa decise di inviare 80 di questi missili per proteggere la costa cubana e la zona adiacente alla base militare americana di Guantánamo. I missili avevano una gittata di circa 160 chilometri e una potenza della testata nucleare equivalente da 5.6 a 12 kilotoni.

I dettagli del piano di Malinovskij testimoniavano che i militari sovietici consideravano l’operazione cubana un’occasione per proiettare la propria potenza nell’emisfero occidentale, nel corso di una missione per salvare Fidel Castro. Complessivamente, a Cuba venivano inviati 50874 uomini del personale militare. La Marina militare sovietica intendeva usare Cuba come base per la difesa sovietica, così come per quella cubana. Nell’ambito dello schieramento del gruppo militare sovietico a Cuba, la Marina decise di costruire sull’isola una base per sottomarini, comprendente un punto tecnico di manutenzione per i nuovi sottomarini sovietici equipaggiati con missili balistici. Per la difesa della costa dell’isola, la Marina sovietica intendeva inviare una mini-flottiglia: due incrociatori, quattro cacciatorpediniere (due dei quali con complessi di lancio missilistici a bordo) e 12 motosiluranti del tipo «Komar», ciascuno armato con due missili R-15 a carica convenzionale, con un raggio d’azione di 16 chilometri. Per pattugliare la costa orientale degli Stati Uniti, la Marina prevedeva di inviare un distaccamento di 12 sottomarini, compresi sette dotati di missili con testate nucleari. Ciascun sottomarino aveva a bordo tre missili balistici (R-13), con testate della potenza di 1 megatone. Tra tutti i sistemi d’arma destinati a Cuba, i sottomarini sovietici con missili balistici erano assai più adatti ad affermare la potenza strategica sovietica che a impedire l’imminente azione militare degli Stati Uniti contro Castro. Per potenza nucleare, i missili R-13 di cui erano equipaggiati corrispondevano ai missili a medio e intermedio raggio.

“Giugno – luglio 1962. La prima volta ci riunirono ad Achtyrka. Regione di Sumy. La divisione missilistica era di stanza a Romny. Riunirono soltanto gli slavi. Gli ufficiali erano per lo più sposati. (A quel tempo Tolja aveva già prestato servizio per circa un anno a Chmel’nyc’kyj).

Il colloquio-interrogatorio era condotto da tenenti colonnelli venuti da fuori. Dalla mia unità ne selezionarono 12 ufficiali. Dopo la selezione ne rimasero 7.

Il reggimento missilistico di Achtyrka era armato con missili 8K63. Ogni brigata di assemblaggio (i «testoni») prestava servizio presso il proprio reggimento. Nella brigata c’erano diverse squadre, in base al numero dei siti di lancio missilistico da servire.

A luglio arrivò all’unità per un’ispezione il generale d’armata V. F. Tolubko.3

Qualcuno diffondeva voci secondo cui ci avrebbero inviati al Nord o in India.4 (In quegli anni i nostri leader si davano molto da fare per blandire la dirigenza indiana).

Infine, ad agosto, 10 ufficiali e alcuni soldati arrivarono in treno a Sebastopoli. I soldati erano per lo più dei buoni a nulla, ma nelle caratteristiche inviate dalle loro unità figuravano come «eccellenti». Ci sistemarono in una cittadina militare con un avvertimento inequivocabile sul regime di guerra (uscire dai confini della cittadina significava finire sotto processo). Si occupavano esclusivamente di regolamenti e sport. Più tardi portarono in questa cittadina 200 donne: medici per un ospedale militare.5 Fecero indossare a tutti abiti civili. Al tenente Tolja Anikeev toccò un completo enorme, sproporzionato alla sua corporatura. Gli ufficiali dovevano portare la cravatta, i soldati il colletto sbottonato. Completi di taglio e colore diversi. Per mantenere la subordinazione, agli ufficiali distribuirono cappelli e ai soldati berretti. Nei magazzini arrivarono reti antizanzare e vagoni di valenki. Naturalmente, per rafforzare e potenziare la disinformazione. Prima dell’imbarco parlò un colonnello e promise di conteggiare un anno di servizio come tre, e in generale montagne d’oro. Le solite, spudorate fandonie dei vicecomandanti politici.

Caricarono di notte, senza documenti, sul piroscafo «Admiral Nakhimov».6

Il transatlantico «Berlin»

Sul ponte superiore sistemarono gli ufficiali superiori e l’ospedale. Gli ufficiali inferiori furono sistemati più in basso, nelle cabine di 1a classe. Una copia di uno scompartimento ferroviario per due persone. In ognuna ne infilarono 5, tutti tenenti. Nella cabina di Tolja sul pavimento dormiva Lev Tolstoj, un tenente molto grasso e corpulento. Gli oblò erano sprangati ermeticamente! Faceva un caldo soffocante.

In fondo, i soldati: un caldo e un fetore inconcepibili.7

Di buon mattino passammo Istanbul. Finché navigammo nel Mediterraneo, non lasciavano uscire nessuno sul ponte superiore. Fu detto a tutti che stavano andando in India. La vera destinazione finale della spedizione fu comunicata due giorni prima dell’arrivo all’Avana. Le passeggiate sul ponte superiore furono autorizzate dopo l’uscita in oceano aperto.

Navigammo per più di due settimane. La velocità massima della nave era di 14 nodi. Ogni due giorni spostavano le lancette indietro di un’ora.

Avvicinandosi all’Avana, spinsero tutti nelle cabine e li avvertirono che, quando fosse salito a bordo il pilota, nessuno doveva mettere fuori il naso.

Nella stessa L’Avana ci permisero di salire sul ponte. Il porto e la città ci parvero splendidi e le strade perfette.

Ci trasportarono per L’Avana e poi per 120 chilometri, dentro una foresta di palme non lontano dal villaggio di Santa Cruz. Questo piccolo gruppo d’avanguardia, composto da dieci ufficiali e venti soldati, doveva preparare per la propria brigata un posto dove vivere. Montammo le tende, ma la prima notte dormimmo all’aperto. Zanzare, neanche l’ombra. Comparvero molte belle lucciole. Ci svegliammo al mattino e tutti i vestiti erano bucati da una qualche poderosa falena, forse proprio da quelle magnifiche lucciole.

Ci diedero razioni secche per tre giorni. Fette biscottate, zucchero, carne in umido, tè. L’acqua si prendeva da un bel ruscello a 0,5 km di distanza. Nel ruscello c’erano pesci simili alle carpe cruciane, ma non si potevano pescare: ripulivano il ruscello. Per quasi due settimane, di fatto, non facemmo nulla. Niente soldati, né mezzi. Trovammo una radura con alberi di limone dai frutti piccoli.

Arrivò la nostra brigata. I vicini, i missilisti, cominciarono a installare i loro mezzi.8 La verità è che il blocco navale9 appena iniziato, il «quarantena» dell’isola lungo 500 miglia, complicò alquanto la loro vita. Uno dei reggimenti della divisione missilistica non fece in tempo a raggiungere la propria nave cisterna, ferma in mare a causa del blocco. Questo complicava un po’ l’esecuzione dei compiti futuri. E in tutto, a Cuba furono trasportati circa 50 mila militari, compresa la divisione missilistica al completo.

La brigata, lavorando di comune accordo, cominciò a preparare con le pale le trincee per le fondamenta delle costruzioni. Per la sabbia destinata ai lavori in cemento andavamo a 100 km di distanza. Ci stupimmo molto del fatto che i cubani lavorassero soltanto fino alle cinque di sera. In una completa assenza di patriottismo ed entusiasmo. Se non facevano in tempo a caricare entro le cinque, tornavano all’unità a mani vuote.

Sopra la foresta cominciarono a volare gli aerei americani da ricognizione. All’inizio volavano molto in alto, perché temevano la difesa antiaerea, poi sempre più in basso. Proprio sopra le palme.10

Dichiararono la legge marziale. Ci costrinsero a scavare trincee e a costruire dei ricoveri (con tronchi di palma). Ricevemmo le armi. Pistole per gli ufficiali, fucili automatici per i soldati. Due casse di granate per ogni tenda. Ci mandarono due carri armati. Quando montava di guardia, l’ufficiale indossava sopra la camicia civile il cinturone per la fondina della pistola.

Facemmo un viaggio di controllo in automobile fino a L’Avana. Dovevamo familiarizzare con la strada, capire dove e come andare all’ora stabilita. (Sotto la città erano state ammassate le testate: bombe all’idrogeno.) Sulla via del ritorno, una delle automobili si perse. Il responsabile dell’auto era il tenente Kolja Malamuž. La cercammo per tutta la notte. Sempre durante questo viaggio di ritorno, tre ufficiali si fermarono vicino a un bar alla periferia dell’Avana. I proprietari li accolsero con grande cordialità e li trattarono a bicchieri pieni di rum. «Compañeros, compañeros!» Tornarono in condizioni tali che uno di loro era privo di sensi. I comandanti diedero loro una bella lavata di capo e in tutta Cuba fu vietato vendere alcolici ai russi. Una bottiglia da un litro di alcol costava 1,20 pesos, che ai nostri soldi equivalevano a circa 1 rublo. All’arrivo sull’isola, poi, a tutti furono consegnati 25 pesos. Questi «pesos», equivalenti a 22 rubli e 50 copechi, il governo patrio li detraeva al nostro arrivo nell’Unione. Un buon paese, quello che mandava al macello i propri figli. (Le canaglie del Cremlino non hanno mai imparato a rispettare i propri cittadini.)

Nella nostra unità c’era una grave carenza di sapone e dentifricio.

10 giorni dopo la dichiarazione della legge marziale arrivarono i rappresentanti dell’ONU e mostrarono loro tutti i mezzi militari, che essi fotografarono con cura. Era già novembre. Subito dopo la visita dell’ONU iniziò lo smontaggio dell’equipaggiamento, durato tre settimane, e il trasferimento al porto di Mariel per il carico. Il 7 novembre cominciò il carico sul mercantile e terminò due giorni dopo. Ho dimenticato il nome della nave. Il viaggio di ritorno durò esattamente due settimane, poiché il mercantile aveva una velocità superiore a quella del «Nakhimov». Navigammo ancora più «comodamente». Cuccette su quattro! livelli.

La brigata viaggiava sul mercantile insieme ai «reggimentali», cioè con un reggimento missilistico. Sul ponte più alto giacevano 2 missili. Su richiesta dei pindos, i missili furono scoperti e vennero fotografati dagli aerei e dagli elicotteri. Tutti furono avvertiti di non minacciare nessuno con i pugni o con altri gesti sconvenienti, ma di comportarsi con dignità. Navigavamo circondati da navi e portaerei.

Arrivammo a Königsberg con indosso soltanto le giacche. Ricordo che, una volta arrivati al porto, per molto tempo non riuscivamo a saziarci di semplice pane. Sul mercantile, nell’ultima settimana, ci avevano nutrito con disgustose fette biscottate. Scaricavano i mezzi direttamente sui pianali ferroviari. Gli ufficiali furono sistemati in carrozze con cuccette, 6 ufficiali per scompartimento. Tolja si sistemò sulla terza cuccetta, mentre i soldati furono stipati nei vagoni merci e trasportati ad Akhtyrka come bestiame. Là era già acquartierata una nuova unità e nessuno ci aspettava. Gli ufficiali furono sistemati nelle caserme dei soldati insieme ai soldati di quella nuova unità, mentre i soldati «cubani» non ancora cambiati d’abito furono messi nei garage, tra le automobili. I soldati vendettero rapidamente i propri abiti civili in un villaggio vicino, in cambio di vodka. Spesso, la sera, i soldati dell’unità si picchiavano ferocemente con i «cubani» ubriachi.

Leggemmo sui vecchi giornali dello scontro appena trascorso con gli americani e «ci si rizzarono i capelli in testa». Tutti capirono in quale missione mortale eravamo stati. Là, a Cuba, avevano abilmente nascosto la gravità e le dimensioni del conflitto e a cosa stava portando.

Per due settimane agli ufficiali non distribuirono denaro e dovemmo letteralmente patire la fame. Mandarono a casa uno degli sposati e, dopo essersi rifocillato a casa, riportò all’unità pane, patate e altro. Quando però ricevemmo la paga, per alcuni giorni non uscimmo dal ristorante locale.

Note

  1. Tipo: missile balistico a medio raggio Stato: ritirato dal servizio nel giugno 1989 Sviluppatore: OKB-586 Progettista capo: Jangel, M.K. Anni di sviluppo: R-12: dal 13 agosto 1955, R-12U: dal 30 maggio 1960 Inizio dei collaudi: R-12: 22 giugno 1957 - 27 dicembre 1958, R-12U: dicembre 1961 - dicembre 1962 Entrata in servizio: R-12: 4 marzo 1959, R-12U: 9 gennaio 1964 Unità prodotte: 2300 (produttore: stabilimento di costruzione di macchine di Krasnojarsk) Anni di servizio: 15 maggio 1960 - giugno 1989 Principali operatori: RVSN Modifiche R-12U Principali caratteristiche tecniche:

    • Portata massima: 2080 km
    • Massa della testata / peso utile: 1600 kg
    • Numero e potenza delle testate: 1x2,3 Mt
    • Precisione (scarto massimo): 5 km
    • Comburente: AK-27I
    • Combustibile: TM-185 (miscela di idrocarburi, simile alla trementina).
    • Fluido di lavoro: prodotto 030 (80 % di perossido di idrogeno).
    • Combustibile di lancio — TG-02.
    • Massa al lancio del missile: 41920 kg.
    • Diametro del corpo: 1652 mm, sugli stabilizzatori 2652 mm.
    • Lunghezza (con testata): 22768 mm.
    • Peso utile: 1400—1600 kg.
    • Tipo e potenza della testata: termonucleare 1x1 Mt oppure 1x2,3 Mt.
    • Portata di tiro: 2080 km
    • Precisione (scarto massimo): 5 km
  2. Il missile R-14, indice 8K65, 8K65U. Classificazione NATO SS-5 «Skean». Destinazione: missile balistico a medio raggio. Sviluppatore: M. K. Jangel, OKB-586. Produttore: stabilimento di costruzione di macchine di Krasnojarsk.

    Caratteristiche principali

    Numero di stadi: 1 Lunghezza (con testata): 24,4 m. Lunghezza (senza testata): 21,62 m. Diametro: 2,4 m. Massa al lancio: 86,3 t. Peso utile: 1300—1500 (testata leggera) oppure 2155 kg (testata pesante). Tipo di combustibile: liquido. Portata massima: 3200-3700 km, 4500 km (con testata leggera). Tipo di testata: termonucleare monoblocco, separabile. Numero di blocchi di combattimento: 1. Potenza della carica: 1 oppure 2,0-2,3 Mt. Sistema di guida autonoma, inerziale.

  3. Vladímir Fëdorovič Tolubko (12 novembre (25 novembre) 1914 — 17 giugno 1989) — comandante militare sovietico, maresciallo capo dell’artiglieria (1983), viceministro della Difesa dell’URSS, comandante in capo delle Forze missilistiche strategiche (dal 1972 al 1985)[1], Eroe del lavoro socialista (1976).

  4. Nella leggenda approntata, il punto finale del trasferimento era la Čukotka.

  5. Complessivamente furono allestiti tre ospedali, ciascuno con 200 posti letto

  6. Il transatlantico passeggeri «Admiral Nakhimov» fu costruito a Brema (Germania) nel 1925 e inizialmente portava il nome di «Berlin». Nel 1938 fu trasferito alle forze navali tedesche e trasformato in nave ospedale. Il 31 gennaio 1945 saltò su due mine e il 1 febbraio su un’altra, dopodiché affondò presso Swinemünde.

    Nel 1946-1947 fu recuperato da sommozzatori sovietici e passò in proprietà all’URSS come parte delle riparazioni dovute dalla Germania. Nel 1951-1957 fu restaurato e ribattezzato «Admiral Nakhimov». Nel 1957 fu trasferito dal Baltico al Mar Nero, diventando il più grande transatlantico del Mar Nero.

    Dislocamento: 9000 tonnellate

    Lunghezza: 174,3 m

    Larghezza: 21,1 m

    Potenza dei macchinari: 12000 CV

    Velocità: 16 nodi

    Il 31 agosto 1986, con a bordo 888 passeggeri e 346 membri dell’equipaggio, mentre usciva dalla baia di Tsemess in direzione di Soči, l’«Admiral Nakhimov» entrò in collisione con la nave da carico «Pëtr Vasëv» e in 6 minuti affondò (profondità 47 metri), portando con sé 423 vite.

  7. Igor Kurennoj, nel 1962 assistente del capo del reparto politico della 43ª divisione missilistica per scopi strategici: «Era consentito salire sul ponte solo di notte e anche allora soltanto a piccoli gruppi di personale. Tutti stavano nei tween-deck, nelle stive a più livelli. Questa era la situazione. Scusate la franchezza, ma naturalmente non c’erano nemmeno servizi igienici: si calava lì un secchio. Quel secchio veniva usato per lo scopo previsto, come si suol dire».

  8. Il tempo di volo fino a Washington era di cinque minuti. Per rendere New York inabitabile sarebbe bastato un solo missile.

  9. Il 22 ottobre gli Stati Uniti instaurarono un blocco navale dell’isola. Contro i cinque gruppi di portaerei americani che bloccavano l’isola operavano soltanto quattro sottomarini diesel sovietici. Erano arrivati nel Mar dei Caraibi da Severomorsk.

    Non appena i sottomarini entrarono nella zona del Triangolo delle Bermuda, fu dichiarata una prontezza di quattro ore per l’impiego delle armi. Oltre ai normali siluri, su ciascun sottomarino fu caricato un siluro con testata nucleare. Quest’arma poteva essere utilizzata soltanto con l’autorizzazione di Mosca.

    I nostri sottomarini diesel si rivelarono del tutto inadatti a operare ai tropici. La temperatura nei compartimenti arrivava a 50 gradi. Bisognava risparmiare l’acqua dolce. I sommergibilisti sfioravano la perdita di coscienza.

    Valentin Blazhenin, nel 1962 vicecomandante del sottomarino «Buki-4»: «Al mattino ci davano un bicchiere di tè e alla sera un bicchiere di composta; durante il giorno, alla meno peggio, un primo piatto, una zuppa che in quella situazione non si aveva voglia di mangiare. Sì, c’era tutto questo. C’era la sudamina. È quando nelle pieghe, sotto le ascelle e all’inguine la pelle si riempie di vesciche e scoppia».

    Di notte i sottomarini emergevano per avviare il motore diesel e ricaricare le batterie degli accumulatori.

    Aleksej Dubivko, nel 1962 comandante del sottomarino «Buki-36»: «Arriva il comando: “Nave antisommergibile. Immersione d’emergenza!”. In quel momento l’acustico riferisce: “Compagno comandante, sento rumore di eliche, il rumore si è sdoppiato, un rumore va verso poppa”. Penso: se il rumore si è sdoppiato ed è vicino, e uno va verso poppa, allora è un siluro».

    Dopo aver schivato il siluro, il nostro sottomarino sfiorò la collisione con una nave americana.

    Aleksej Dubivko, nel 1962 comandante del sottomarino «Buki-36»: «Questa nave mi passa sopra, viene dritta a speronarmi. Be’, penso, adesso sganceranno le bombe. Il mio vice è in piedi dietro di me. Penso: adesso le bombe, e sarà la fine!»

    Tuttavia non bombardarono il sottomarino, che riuscì a dileguarsi. Il 27 ottobre un missile antiaereo sovietico a Cuba abbatté un aereo da ricognizione americano U-2. Il pilota morì. La situazione si inasprì al limite estremo. Sull’isola aspettavano uno sbarco americano.

    Nikolaj Gončarov, nel 1962 vicecomandante di un’unità della difesa aerea: «Fecero entrare tutti i soldati nelle trincee, distribuirono elmetti, mitragliatrici leggere e granate: distribuirono tutto».

    Igor Kurennoj, nel 1962 assistente del capo del reparto politico della 43ª divisione missilistica per scopi strategici: «Capivamo perfettamente che ormai non avevamo più un futuro e che dovevamo morire insieme ai cubani. Non è che fossimo impavidi… Naturalmente eravamo agitati, eravamo tutti giovani, tutti volevamo vivere».

    Le divisioni sovietiche di missili nucleari a Cuba ricevettero gli ordini di volo.

    Igor Kurennoj, nel 1962 assistente del capo del reparto politico della 43ª divisione missilistica per scopi strategici: «Se avessimo visto che iniziava un bombardamento aereo, avremmo naturalmente lanciato un attacco nucleare. Questa era la nostra direttiva, questi erano i nostri piani».

    Secondo gli analisti americani, allora gli Stati Uniti avrebbero potuto perdere 70 milioni di persone in un conflitto nucleare. Il presidente John Kennedy preferì negoziare. Nikita Chruščëv accettò di rimuovere le armi nucleari da Cuba.

  10. Il pilota dell’U-2, il maggiore Rudolph Anderson, morì, diventando l’unica vittima dello scontro. Più o meno nello stesso momento, un altro U-2 fu quasi intercettato sopra la Siberia, poiché il generale Curtis LeMay, capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare statunitense, aveva disobbedito all’ordine del presidente degli Stati Uniti di interrompere tutti i voli sul territorio sovietico. Poche ore più tardi, due aerei da ricognizione fotografica della Marina statunitense RF-8A «Crusader» furono bersagliati dai cannoni antiaerei durante il sorvolo di Cuba a bassa quota. Uno dei due fu danneggiato, ma la coppia rientrò sana e salva alla base.